A te, che oggi avresti compiuto 72 anni.
A te, che t'avrei immaginato con un nipotino sulle ginocchia, a raccontargli storie.
A te, che saresti stato un nonno perfetto.
A te, che quando mi sveglio la mattina ho la tua immagine impressa negli occhi.
A te, che hai salvato un mare di coscienze,
che quando mi chiedono che senso abbia la mia vita, rispondo "Cercatelo nei suoi occhi".
A te, che ti hanno costruito un cimitero attorno, bersaglio facile dell'implacabilità della depravazione.
A te, che avrei fatto di tutto per spostarti le nuvole della solitudine.
A te, che ti hanno bistrattato nel ricordo, mortificato nella memoria.
A te, che se le lacrime potessero parlare stordirebbero il mondo.
A te, che t'avrei regalato un sorriso nell'angoscia del vivere, che t'avrei fatto da scudo contro la scelleratezza dei perfidi.
A te, che sei il nocciolo di ogni mia azione, il fine di ogni mio scopo, la ragione della mia esistenza.
A te, perché senza di te ci si sente vulnerabili, svuotati, con un peso sulla coscienza.
A te, che non spegni le candeline da vent'anni, ma infiammerai i cuori per sempre.
A te che sei la primavera immortale di un mondo al crepuscolo.
A te, che ti voglio bene più del semplice voler bene.
A te, come ogni anno, buon compleanno...
Il blog di Serena Verrecchia
"Se qualcuno ti dicesse di vivere, strisciando alzati e muori correndo" SPQR
giovedì 19 gennaio 2012
venerdì 28 ottobre 2011
Buon compleanno Bob! 27-10-11
Viso da bambino
che nasconde l'infinto in cui si perdono le stelle.
Sei solletico e commozione,
la commozione che fa trattenere il respiro all'anima
e culla i battiti del cuore.
Sei imprescindibile allegria
e soffio delicato di magia.
Sei l'accento sulla parola solennità,
un apostrofo angelico
tra le parole magnificenza e sublimità.
Tocco di Dio nel mondo, profeta del profondo,
aruspice dell'incommensurabile.
Un solo nome ti si addice...poeta!
Serena Verrecchia
che nasconde l'infinto in cui si perdono le stelle.
Sei solletico e commozione,
la commozione che fa trattenere il respiro all'anima
e culla i battiti del cuore.
Sei imprescindibile allegria
e soffio delicato di magia.
Sei l'accento sulla parola solennità,
un apostrofo angelico
tra le parole magnificenza e sublimità.
Tocco di Dio nel mondo, profeta del profondo,
aruspice dell'incommensurabile.
Un solo nome ti si addice...poeta!
Serena Verrecchia
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giovedì 21 aprile 2011
Tanti auguri Roma
le stelle e l'orizzonte senza fine, la luna e i raggi del sole;
i fiocchi di neve che si sciolgono sui tetti delle case e la luce che si riflette nelle onde del mare;
il rumore del vento, la serenità della notte, il profumo di un fiore;
il cielo stellato, il battito d'ali di una farfalla che si posa su un fiore appena sbocciato e praterie sconfinate che si perdono nell'orizzonte di una primavera.
Poi decise di mescolare ogni singola emozione emanata da tutto ciò con elementi come la bellezza, il superbo, la grandezza, l'imponenza e la magnificenza e nacque lei, la più bella delle cose venute fuori dal capello magico di Dio: Roma.
I versi dei migliori poeti non basterebbero a descrivere la tua più insignificante peculiarità.
Magnifica, quando l'alba respinge dietro un vicolo l'oscurità e illumina con candida luce i tuoi tetti.
In te, le forze del cielo hanno profuso tutta la propria abilità, le mani degli dèi ti hanno modellata alla perfezione ed ogni loro strenuo tentativo di darti una rivale, una perla che ti eguagliasse in bellezza e grandezza, è caduto nel vuoto dell'impossibilità di raggiungerti.
Hai imitato la potenza di Dio e lo hai reso invidioso di te, che sei la più bella delle sue creature.
Ad ogni vicolo assaporo un pezzo di storia, qualche immagine del passato riprende timidamente vita.
Niente è stato né sarà mai più grande di te.
Ti amo, perché sei un amore che dura da 2764 anni.
Tu, il vero ed unico amore della mia vita.
Persino gli angeli, che con le loro soffici ali viaggiano sospesi tra terreno e ultraterreno, impallidiscono e sfigurano dinanzi a te, che sei serbatoio insieme di terreno ed ultraterreno.
Sei un cuore che batte da 2764 anni e, ad ogni battito, togli il respiro a chi ti osserva.
Il tuo nome lo conoscono sulle coste della Britannia e sulle spiagge dell'Africa, lo sussurrano ancora i Daci dell'est e i navigatori spagnoli dell'Ovest.
Lo sussurra un uomo quando vuole descrivere un sogno bellissimo ed è l'ultimo anelito di vita di chi già vede il Paradiso.
Sarà perché il mio battito è sincronizzato col tuo, ma quando mi chiedono quale è il nome della cosa più bella di tutte, io senza dubbi rispondo “Roma”.
Poesia dedicata a Roma, il vero centro del mondo
Coacervo di elementi umani, divini e angelici,
luce nelle tenebre,
melodia nel silenzio.
O mia Roma, sulla quale
i raggi del sole riflettono la bellezza dell'Universo.
Colori, rumori, lo scalpitare degli zoccoli sui sanpietrini.
Docile tocco di una mano angelica che, sfiorandoti,
ti dona l'immensità.
Battiti di storia che in te trova
il suo orizzonte, la sua casa.
Pulsazioni senza fine che fanno vivere al passato
un eterno presente.
Sfumature di divino,
dettaglio angelico,
traccia dell'altissimo.
È pallida la luce del sole al tuo cospetto,
fioca quella delle stelle chi ti guardano di notte.
Le meraviglie dell'universo, nel vano
tentativo di imitarti,
vanno a contornare la tua immagine
impressa per sempre
nell'orizzonte celeste.
Un unico aggettivo ti si addice:
eterna...
Serena Verrecchia
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lunedì 7 marzo 2011
Lettera a Roberto Benigni
Caro Roberto,
ma quanto bisogna esser pazzi per fare quello che sto facendo io? Forse la pazzia non c'entra, ma se è di pazzia che stiamo parlando, allora mi auguro che il mondo sia un pò più pieno di pazzi e meno di professori. Per quanto mi riguarda, io sono pazza di te all'ennesima potenza, ma veramente tanto tanto. Perché ti sto scrivendo una lettera sul mio blog non lo so. Forse perché so che il peso della storia non mi perdonerebbe mai il fatto di non averti dedicato nemmeno due righe, pur essendo stata tua contemporanea; forse perché la vera ragione per la quale ho iniziato a scrivere non risiede nella mia testa, ma si nasconde tra le pulsazioni del mio cuore; forse perché non ho sonno e devo occupare in qualche modo il mio tempo, o forse semplicemente per il fatto che, tra tanti anni, quando tornerò a rileggere le cazzate messe giù di tanto in tanto, non voglio dimenticarmi che tu sei stato un personaggio importante nella mia vita. Può sembrare stupido dirlo, perché non ti ho nemmeno mai stretto la mano, ma la mia anima è come un libro aperto su cui vari personaggi, di tanto in tanto, lasciano la propria firma, e la tua è una di quelle che è rimasta scritta con inchiostro indelebile. Niente da fare, non si cancella.
Caro Roberto, è difficile spiegare cosa succeda quando una persona entra così prepotentemente nella tua vita, imprimendole un motivo diverso e portando una primavera nel tuo cuore. E pensa che qualche anno fa mi eri del tutto indifferente, quasi antipatico, ma, dopotutto, le più grandi storie d'amore nascono quando Dio, il destino o chi per loro, decidono di puntare i riflettori su qualcosa che avevi sotto il naso e che da quel momento in poi inizi a guardare con occhi diversi. Devo ammettere che questa volta Dio ha esagerato: la luce ha folgorato la mia vista e, per dirla con Ungaretti, mi ha illuminato d'immenso.
Credo sia impossibile dirti cosa tu rappresenti per me e perché sei il mio artista preferito in assoluto. Significherebbe spiegarti perché ogni volta, dopo averti guardato in tv, ho gli occhi gonfi di lacrime... Non lo so il perché! Scateni emozioni talmente forti in me, da farmi credere di vivere su un brivido e di essere intrappolata nello specchio dei sogni. Quando ascolto le tue parole, provo quella strana e bellissima sensazione che ho provato quest'ano quando sono andata in Egitto a vedere le Piramidi, quando mi sono sentita un punto piccolissimo disperso nell'immensità di cotanta grandezza! E non credere che sia una spiacevole sensazione di inferiorità; al contrario, è una delle massime elevazioni dell'animo umano nel tentativo di raggiungere la felicità. In quel momento, mi sono sentita in pace con me stessa, ammaliata, estasiata, cullata dalla magia. Come quando un Beduino, dopo aver trascorso diversi giorni nel deserto senza acqua, scorge nelle vicinanze una cascata, o come il naufrago, che, dopo aver combattuto contro il mare in tempesta, approda sulla terraferma. Fame, sete, rabbia, dolore, ira, gelosia, invidia, spariscono per un attimo per lasciare il posto all'incanto.
Tu mi hai fatto amare la Divina Commedia come solo mia madre aveva saputo fare, mi hai fatto capire che non sono i folli ad essere innamorati della poesia e che vivere di terzine, metafore e similitudini è meraviglioso. Ti voglio bene come il nostro amato Dante ha voluto bene a Virgilio e come tu hai voluto bene a Dante. Di artisti come voi, ne nascono uno ogni cinque secoli!
Riprendo un paragone che ti piace molto per renderti partecipe dell'efficienza delle capacità magiche di cui disponi: "è come entrare in farmacia: due o tre battute e scacciamo via tutti i virus".
Caro Roberto, tu sei un fiume in piena e io il terreno inaridito che aspetta di essere irrigato, tu sei l'universo e io una piccola stella che vorrebbe farne parte.
Caro Roberto, con la tua allegria hai trasformato i miei incubi in fiabe, e con il tuo coraggio, quel grande coraggio che leggo nei tuoi occhi da bambino, hai sbatacchiato la mia coscienza assopita, l'hai risvegliata e le hai urlato che "l'unico modo per realizzare i propri sogni è svegliarsi".
Sei un patrimonio nazionale Roberto. Ma che dico! Mondiale! Dobbiamo avere cura di te, perché tu sei il simbolo più rappresentativo dell'Italia moderna. Il nostro Paese ha sfornato le meraviglie dell'Universo: al tempo dei Romani abbiamo dato al mondo il Colosseo, nel Medioevo la Divina Commedia, più avanti la scienza, l'arte, la pizza, l'allegria, Falcone e Borsellino. Ai posteri, l'Italia del ventunesimo secolo lascerà te, Roberto Benigni.
M'hai fatto vivere seduta sulla punta di una stella, sempre in attesa di qualcosa di straordinario, così come fa il bambino che aspetta la magia del più bravo illusionista del mondo.
Sei capace di farci ridere e farci piangere allo stesso tempo, ti travesti da pagliaccio per fare, in termini divertenti, affermazioni che racchiudono il significato profondo della vita. Mostri un tale rispetto ed una tale adorazione per le donne, che bisogna tornare al tempo degli stilnovisti per poter vedere una cosa simile. Non hai paura di schierarti e di difendere a viso aperto la tua Libertà e i tuoi diritti.
La cosa che probabilmente ammiro di più di te, però, caro Roberto, è quella luce che luccica nei tuoi occhi ogni volta che ti sento pronunciare la parola "Italia", un sussurro che per molti non significa niente, ma che per noi è un sogno. Il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. Roberto, uno dei motivi che mi spingono ad amare oltre misura questo Paese sei anche tu!
Serena Verrecchia
ma quanto bisogna esser pazzi per fare quello che sto facendo io? Forse la pazzia non c'entra, ma se è di pazzia che stiamo parlando, allora mi auguro che il mondo sia un pò più pieno di pazzi e meno di professori. Per quanto mi riguarda, io sono pazza di te all'ennesima potenza, ma veramente tanto tanto. Perché ti sto scrivendo una lettera sul mio blog non lo so. Forse perché so che il peso della storia non mi perdonerebbe mai il fatto di non averti dedicato nemmeno due righe, pur essendo stata tua contemporanea; forse perché la vera ragione per la quale ho iniziato a scrivere non risiede nella mia testa, ma si nasconde tra le pulsazioni del mio cuore; forse perché non ho sonno e devo occupare in qualche modo il mio tempo, o forse semplicemente per il fatto che, tra tanti anni, quando tornerò a rileggere le cazzate messe giù di tanto in tanto, non voglio dimenticarmi che tu sei stato un personaggio importante nella mia vita. Può sembrare stupido dirlo, perché non ti ho nemmeno mai stretto la mano, ma la mia anima è come un libro aperto su cui vari personaggi, di tanto in tanto, lasciano la propria firma, e la tua è una di quelle che è rimasta scritta con inchiostro indelebile. Niente da fare, non si cancella.
Caro Roberto, è difficile spiegare cosa succeda quando una persona entra così prepotentemente nella tua vita, imprimendole un motivo diverso e portando una primavera nel tuo cuore. E pensa che qualche anno fa mi eri del tutto indifferente, quasi antipatico, ma, dopotutto, le più grandi storie d'amore nascono quando Dio, il destino o chi per loro, decidono di puntare i riflettori su qualcosa che avevi sotto il naso e che da quel momento in poi inizi a guardare con occhi diversi. Devo ammettere che questa volta Dio ha esagerato: la luce ha folgorato la mia vista e, per dirla con Ungaretti, mi ha illuminato d'immenso.
Credo sia impossibile dirti cosa tu rappresenti per me e perché sei il mio artista preferito in assoluto. Significherebbe spiegarti perché ogni volta, dopo averti guardato in tv, ho gli occhi gonfi di lacrime... Non lo so il perché! Scateni emozioni talmente forti in me, da farmi credere di vivere su un brivido e di essere intrappolata nello specchio dei sogni. Quando ascolto le tue parole, provo quella strana e bellissima sensazione che ho provato quest'ano quando sono andata in Egitto a vedere le Piramidi, quando mi sono sentita un punto piccolissimo disperso nell'immensità di cotanta grandezza! E non credere che sia una spiacevole sensazione di inferiorità; al contrario, è una delle massime elevazioni dell'animo umano nel tentativo di raggiungere la felicità. In quel momento, mi sono sentita in pace con me stessa, ammaliata, estasiata, cullata dalla magia. Come quando un Beduino, dopo aver trascorso diversi giorni nel deserto senza acqua, scorge nelle vicinanze una cascata, o come il naufrago, che, dopo aver combattuto contro il mare in tempesta, approda sulla terraferma. Fame, sete, rabbia, dolore, ira, gelosia, invidia, spariscono per un attimo per lasciare il posto all'incanto.
Tu mi hai fatto amare la Divina Commedia come solo mia madre aveva saputo fare, mi hai fatto capire che non sono i folli ad essere innamorati della poesia e che vivere di terzine, metafore e similitudini è meraviglioso. Ti voglio bene come il nostro amato Dante ha voluto bene a Virgilio e come tu hai voluto bene a Dante. Di artisti come voi, ne nascono uno ogni cinque secoli!
Riprendo un paragone che ti piace molto per renderti partecipe dell'efficienza delle capacità magiche di cui disponi: "è come entrare in farmacia: due o tre battute e scacciamo via tutti i virus".
Caro Roberto, tu sei un fiume in piena e io il terreno inaridito che aspetta di essere irrigato, tu sei l'universo e io una piccola stella che vorrebbe farne parte.
Caro Roberto, con la tua allegria hai trasformato i miei incubi in fiabe, e con il tuo coraggio, quel grande coraggio che leggo nei tuoi occhi da bambino, hai sbatacchiato la mia coscienza assopita, l'hai risvegliata e le hai urlato che "l'unico modo per realizzare i propri sogni è svegliarsi".
Sei un patrimonio nazionale Roberto. Ma che dico! Mondiale! Dobbiamo avere cura di te, perché tu sei il simbolo più rappresentativo dell'Italia moderna. Il nostro Paese ha sfornato le meraviglie dell'Universo: al tempo dei Romani abbiamo dato al mondo il Colosseo, nel Medioevo la Divina Commedia, più avanti la scienza, l'arte, la pizza, l'allegria, Falcone e Borsellino. Ai posteri, l'Italia del ventunesimo secolo lascerà te, Roberto Benigni.
M'hai fatto vivere seduta sulla punta di una stella, sempre in attesa di qualcosa di straordinario, così come fa il bambino che aspetta la magia del più bravo illusionista del mondo.
Sei capace di farci ridere e farci piangere allo stesso tempo, ti travesti da pagliaccio per fare, in termini divertenti, affermazioni che racchiudono il significato profondo della vita. Mostri un tale rispetto ed una tale adorazione per le donne, che bisogna tornare al tempo degli stilnovisti per poter vedere una cosa simile. Non hai paura di schierarti e di difendere a viso aperto la tua Libertà e i tuoi diritti.
La cosa che probabilmente ammiro di più di te, però, caro Roberto, è quella luce che luccica nei tuoi occhi ogni volta che ti sento pronunciare la parola "Italia", un sussurro che per molti non significa niente, ma che per noi è un sogno. Il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. Roberto, uno dei motivi che mi spingono ad amare oltre misura questo Paese sei anche tu!Serena Verrecchia
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sabato 11 settembre 2010
If I were me...
Per capire chi sono bisogna passare attraverso le cose che amo, perchè sono le cose che amo a darmi la spinta vitale per andare avanti.
Amo tante cose. Amo il cinema, perchè mi sento la protagonista di ogni film che guardo; amo Maurizio Casagrande e grandi attori come lui che mi fanno vivere la giornata col sorriso sulle labbra. Amo il basket, perchè non c'è suono più bello della palla a spicchi che sfiora la retina del canestro e perchè poche cose ti fanno sentire tanto viva come un canestro messo a segno, una partita vinta sudando. Amo i miei amici, perchè sono i colori sulla tela della mia vita.
Amo la musica, perchè, grazie ad essa, anche la mia vita ha una colonna sonora; amo Renato Zero, perchè, quando lo ascolto, vivo sulle note di una poesia; ma amo anche Fabrizio Moro, perchè ha trasformato la rabbia in qualcosa da canticchiare. Amo il calcio, perchè tutto si ferma attorno a me quando sento l'odore dell'erbetta appena tagliata e il rumore di un pallone che ne strappa via i ciuffetti più alti; ma, ancor di più, amo la magica Roma, perchè è la mia fade e la mia religione e amo il grande Capitano, davanti al quale mi riempio di orgoglio ogni mattina.
Amo i miei libri, perchè ogni volta che ne leggo uno i personaggi e le situazioni narrate prendono vita al di fuori della pagina e mi tengono prigioniera in un mondo del tutto diverso, in un mondo fantastico, in un mondo solo mio. Amo viaggiare, perchè anche io sono convinta che, come disse una volta un saggio, "la vita è come un grande libro. Chi non viaggia ne ha letto solo una pagina". Amo le Pink, perchè vincere con loro significa anche il trionfo dell'amicizia. Amo Bruce Willis, perchè sento di avere qualcosa di lui in me, che cammina al mio fianco tutti i giorni della mia vita e non mi lascia mai sola.
Amo la storia, perchè è meraviglioso, una sensazione indescrivibile, poter viaggiare nel tempo senza la macchina temporale e perchè, per capire il presente e affrontare il futuro, abbiamo bisogno di lei, la più grande maestra di sempre. Amo anche la politica, intesa non come termine che oggi hanno preso in prestito ladri e farabutti, ma come suprema arte del vivere in una società e come massima espressione del sacrificarsi per il bene comune. Amo scrivere, perchè è la mia maniera di correre, piangere e gridare; perchè i miei pensieri prendono vita sulla carta.
Amo l'Antimafia perchè è lo scopo della mia vita. Amo Roma, perchè, anche se ho girato gran parte dell'Europa e mi hanno raccontato di città meravigliose, lei è la mia casa ed è la luce che non smetterà mai di accecare i miei occhi. Amo il Popolo delle Agende rosse, perchè, da quando ne faccio parte, ho scoperto la magnifica bellezza del poter condividere un sogno che credevi essere soltanto tuo monopolio con tante persone come te. Amo quelle persone che, per dirla con Fabrizio Moro, "lottano a pugni chiusi contro un muro di cemento e sono convinti che insistendo prima o poi cadrà". Amo gli Stati Uniti, perchè ho inziato a sognare guardando sventolare la bandiera a stelle e strisce, ma di più amo la mia bella Italia, perchè è mia madre, mia nonna e pura essenza della mia identità.
Amo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino perchè grazie a loro la mia vita è cambiata e perchè li ho legati talmente stretti alla mia anima e al mio cuore che non riusciranno ad abbandonarmi mai e io sarò costretta ad amarli per sempre. E infine, la cosa che amo di più è la mia famiglia, perchè anche se dovessi smettere di amare tutto ciò che ho appena finito di elencare, loro saranno sempre lì, a volermi bene come e più di prima. E senza di loro sarei persa. Perciò amo mio fratello, perchè l'ho sempre considerato il mio migliore amico; amo mio padre, perchè è favoloso viaggiare sulla cresta di un sogno assieme a lui; amo mia madre, perchè è la miglior lettrice del libro della mia vita.
Amo la Giustizia perchè è alla base della convivenza umana; amo la Libertà perchè se non sei libero allora è meglio che ti consideri morto e sono disposta a lottare tutti i giorni della mia vita perchè Giustizia e Libertà mi accompagnino ovunque io vada e perchè il mio popolo si senta libero dalle ingiustizie e da qualsiasi tipo di violenza. Sono disposta a lottare e a sudare per tutte le cose che amo e per quelle che amo di più sarei disposta anche a morire. Ciò è la base della mia esistenza.
Sono tante anche le cose che odio, ma io combatterò sempre in nome delle cose che amo, mai di quelle che odio.
Amo tante cose. Amo il cinema, perchè mi sento la protagonista di ogni film che guardo; amo Maurizio Casagrande e grandi attori come lui che mi fanno vivere la giornata col sorriso sulle labbra. Amo il basket, perchè non c'è suono più bello della palla a spicchi che sfiora la retina del canestro e perchè poche cose ti fanno sentire tanto viva come un canestro messo a segno, una partita vinta sudando. Amo i miei amici, perchè sono i colori sulla tela della mia vita.
Amo la musica, perchè, grazie ad essa, anche la mia vita ha una colonna sonora; amo Renato Zero, perchè, quando lo ascolto, vivo sulle note di una poesia; ma amo anche Fabrizio Moro, perchè ha trasformato la rabbia in qualcosa da canticchiare. Amo il calcio, perchè tutto si ferma attorno a me quando sento l'odore dell'erbetta appena tagliata e il rumore di un pallone che ne strappa via i ciuffetti più alti; ma, ancor di più, amo la magica Roma, perchè è la mia fade e la mia religione e amo il grande Capitano, davanti al quale mi riempio di orgoglio ogni mattina.
Amo i miei libri, perchè ogni volta che ne leggo uno i personaggi e le situazioni narrate prendono vita al di fuori della pagina e mi tengono prigioniera in un mondo del tutto diverso, in un mondo fantastico, in un mondo solo mio. Amo viaggiare, perchè anche io sono convinta che, come disse una volta un saggio, "la vita è come un grande libro. Chi non viaggia ne ha letto solo una pagina". Amo le Pink, perchè vincere con loro significa anche il trionfo dell'amicizia. Amo Bruce Willis, perchè sento di avere qualcosa di lui in me, che cammina al mio fianco tutti i giorni della mia vita e non mi lascia mai sola.
Amo la storia, perchè è meraviglioso, una sensazione indescrivibile, poter viaggiare nel tempo senza la macchina temporale e perchè, per capire il presente e affrontare il futuro, abbiamo bisogno di lei, la più grande maestra di sempre. Amo anche la politica, intesa non come termine che oggi hanno preso in prestito ladri e farabutti, ma come suprema arte del vivere in una società e come massima espressione del sacrificarsi per il bene comune. Amo scrivere, perchè è la mia maniera di correre, piangere e gridare; perchè i miei pensieri prendono vita sulla carta.
Amo l'Antimafia perchè è lo scopo della mia vita. Amo Roma, perchè, anche se ho girato gran parte dell'Europa e mi hanno raccontato di città meravigliose, lei è la mia casa ed è la luce che non smetterà mai di accecare i miei occhi. Amo il Popolo delle Agende rosse, perchè, da quando ne faccio parte, ho scoperto la magnifica bellezza del poter condividere un sogno che credevi essere soltanto tuo monopolio con tante persone come te. Amo quelle persone che, per dirla con Fabrizio Moro, "lottano a pugni chiusi contro un muro di cemento e sono convinti che insistendo prima o poi cadrà". Amo gli Stati Uniti, perchè ho inziato a sognare guardando sventolare la bandiera a stelle e strisce, ma di più amo la mia bella Italia, perchè è mia madre, mia nonna e pura essenza della mia identità.
Amo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino perchè grazie a loro la mia vita è cambiata e perchè li ho legati talmente stretti alla mia anima e al mio cuore che non riusciranno ad abbandonarmi mai e io sarò costretta ad amarli per sempre. E infine, la cosa che amo di più è la mia famiglia, perchè anche se dovessi smettere di amare tutto ciò che ho appena finito di elencare, loro saranno sempre lì, a volermi bene come e più di prima. E senza di loro sarei persa. Perciò amo mio fratello, perchè l'ho sempre considerato il mio migliore amico; amo mio padre, perchè è favoloso viaggiare sulla cresta di un sogno assieme a lui; amo mia madre, perchè è la miglior lettrice del libro della mia vita.
Amo la Giustizia perchè è alla base della convivenza umana; amo la Libertà perchè se non sei libero allora è meglio che ti consideri morto e sono disposta a lottare tutti i giorni della mia vita perchè Giustizia e Libertà mi accompagnino ovunque io vada e perchè il mio popolo si senta libero dalle ingiustizie e da qualsiasi tipo di violenza. Sono disposta a lottare e a sudare per tutte le cose che amo e per quelle che amo di più sarei disposta anche a morire. Ciò è la base della mia esistenza.
Sono tante anche le cose che odio, ma io combatterò sempre in nome delle cose che amo, mai di quelle che odio.
sabato 31 luglio 2010
Mafia in Molise
Il Molise è per antonomasia la culla di pace e tranquillità dello stivale; è una regione anonima, paragonabile alla Valle d'Aosta, se non fosse per il fatto che si trova esattamente al centro dell'Italia, a pochi chilometri dalla capitale. Il Molise è una realtà che non finisce spesso sulle prime pagine dei giornali o sulla bocca dei grandi giornalisti di fama nazionale; i molisani, poco più di 300 mila (un quartiere di Roma!!) non fanno rumore e, tranne che per qualche spasmodico episodio, preferiscono vivere dislocati nel verde delle montagne costruendosi attorno quasi un muro impenetrabile che ci estranea dal resto del mondo. Eppure il Molise di contatti con il mondo ne ha anche tanti e quel muro impenetrabile è stato oltrepassato anche da chi, a detta dei più eruditi compaesani, con la nostra regione non ha niente a che fare.
Sarà la vicinanza alla provincia di Caserta, sarà che abbiamo le radici nel Sud dello stivale, ma anche in Molise si parla, o meglio si sussurra, si mormora di tanto in tanto, la parola mafia. Capita sempre più spesso di leggere sui quotidiani locali di arresti di uomini affiliati alla camorra, come quello di Armando Bussola, esponente del clan Moccia, a Santa Maria del Molise, e di sequestri di immobili e attività commerciali. E' di qualche giorno fa la notizia del sequestro, ad Isernia, di una società fittizia, intestata ad un imprenditore casertano, Giovanni Sciacca, membro di un noto clan camorristico e accreditato spacciatore di sostanze stupefacenti a livello internazionale. La società in territorio molisano doveva essere solo una delle tante roccaforti del potente impero camorristico e, assicurano le forze dell'ordine impegnate nelle operazioni, "questa è solo l'ultima delle operazioni che hanno portato alla luce i tentativi della camorra di infiltrarsi in territorio molisano".
I rapporti d'inchiesta sulla criminalità organizzata e mafiosa citano sempre più la nostra regione come un territorio non più "vergine", punto in cui hanno posto le radici clan camorristici e pugliesi, e la Commissione parlamentare d'inchiesta del 2003 (parliamo di quasi un decennio fa!) parla anche di criminali riconducibili alla cosca Bellocco di Rosarno, una delle più potenti famiglie della 'ndrangheta calabrese.
Non dovrebbero sorprenderci queste notizie dopo gli arresti fioccati a centinaia sul caldo afoso del Nord Italia, dopo le parole di Giulio Cavalli, voce che denuncia da anni la presenza della mafia nel Settentrione. Le radici del crimine organizzato si sono insinuate in maniera stabile in tutta la penisola; credevamo davvero di rimanere immuni dalle infiltrazioni dei criminali nostri vicini di casa?
Personalmente la mafia l'ho vissuta sempre come un problema personale, indipendentemente dalle infiltrazioni sul mio territorio, perché, portandosi via uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, facendo strage di innocenti, insinuandosi nelle Istituzioni, succhiando lentamente via la Libertà di un intero popolo, mi ha colpito personalmente. Anche se nella mia Regione non ci fosse neppure l'ombra dei clan mafiosi, io mi sentirei in dovere di combattere la mafia, perché essa costituisce il peggiore dei mali del nostro Paese e, in quanto cittadini italiani, abbiamo il dovere morale di non rimanere indifferenti. I miei compaesani, i miei amici non la pensano come me. Parlando della mia intenzione di fare il magistrato antimafia con uno di loro, mi sono sentita rispondere: "Ma che ti importa? Non è un problema tuo, laggiù ci sono altri che ci penseranno". La mafia, nell'immaginario comune delle persone, è sempre stata "laggiù", in una realtà diversa, in un mondo che non ci appartiene. Eppure essa è sbarcata anche in casa nostra e quando la gente se ne renderà davvero conto sarà troppo tardi. Bisogna svegliarsi! Bisogna parlare del cancro che sta avvinghiando anche questa Regione ai dibattiti, alle manifestazioni, ai convegni, agli incontri pubblici, ma, soprattutto, nelle scuole, non solo perché, come dice il giornalista molisano Paolo De Chiara, che si batte molto per informare i molisani sul pericolo che corrono, "l'isola felice non c'è più", ma anche per impedire che i giovani, la generazione futura di questa regione e dell'intero Paese, possano essere un giorno risucchiati da quella montagna di merda che è la mafia.
Serena Verrecchia
Sarà la vicinanza alla provincia di Caserta, sarà che abbiamo le radici nel Sud dello stivale, ma anche in Molise si parla, o meglio si sussurra, si mormora di tanto in tanto, la parola mafia. Capita sempre più spesso di leggere sui quotidiani locali di arresti di uomini affiliati alla camorra, come quello di Armando Bussola, esponente del clan Moccia, a Santa Maria del Molise, e di sequestri di immobili e attività commerciali. E' di qualche giorno fa la notizia del sequestro, ad Isernia, di una società fittizia, intestata ad un imprenditore casertano, Giovanni Sciacca, membro di un noto clan camorristico e accreditato spacciatore di sostanze stupefacenti a livello internazionale. La società in territorio molisano doveva essere solo una delle tante roccaforti del potente impero camorristico e, assicurano le forze dell'ordine impegnate nelle operazioni, "questa è solo l'ultima delle operazioni che hanno portato alla luce i tentativi della camorra di infiltrarsi in territorio molisano".
I rapporti d'inchiesta sulla criminalità organizzata e mafiosa citano sempre più la nostra regione come un territorio non più "vergine", punto in cui hanno posto le radici clan camorristici e pugliesi, e la Commissione parlamentare d'inchiesta del 2003 (parliamo di quasi un decennio fa!) parla anche di criminali riconducibili alla cosca Bellocco di Rosarno, una delle più potenti famiglie della 'ndrangheta calabrese.
Non dovrebbero sorprenderci queste notizie dopo gli arresti fioccati a centinaia sul caldo afoso del Nord Italia, dopo le parole di Giulio Cavalli, voce che denuncia da anni la presenza della mafia nel Settentrione. Le radici del crimine organizzato si sono insinuate in maniera stabile in tutta la penisola; credevamo davvero di rimanere immuni dalle infiltrazioni dei criminali nostri vicini di casa?
Personalmente la mafia l'ho vissuta sempre come un problema personale, indipendentemente dalle infiltrazioni sul mio territorio, perché, portandosi via uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, facendo strage di innocenti, insinuandosi nelle Istituzioni, succhiando lentamente via la Libertà di un intero popolo, mi ha colpito personalmente. Anche se nella mia Regione non ci fosse neppure l'ombra dei clan mafiosi, io mi sentirei in dovere di combattere la mafia, perché essa costituisce il peggiore dei mali del nostro Paese e, in quanto cittadini italiani, abbiamo il dovere morale di non rimanere indifferenti. I miei compaesani, i miei amici non la pensano come me. Parlando della mia intenzione di fare il magistrato antimafia con uno di loro, mi sono sentita rispondere: "Ma che ti importa? Non è un problema tuo, laggiù ci sono altri che ci penseranno". La mafia, nell'immaginario comune delle persone, è sempre stata "laggiù", in una realtà diversa, in un mondo che non ci appartiene. Eppure essa è sbarcata anche in casa nostra e quando la gente se ne renderà davvero conto sarà troppo tardi. Bisogna svegliarsi! Bisogna parlare del cancro che sta avvinghiando anche questa Regione ai dibattiti, alle manifestazioni, ai convegni, agli incontri pubblici, ma, soprattutto, nelle scuole, non solo perché, come dice il giornalista molisano Paolo De Chiara, che si batte molto per informare i molisani sul pericolo che corrono, "l'isola felice non c'è più", ma anche per impedire che i giovani, la generazione futura di questa regione e dell'intero Paese, possano essere un giorno risucchiati da quella montagna di merda che è la mafia.
Serena Verrecchia
mercoledì 2 giugno 2010
Buona festa della Repubblica
2 giugno: festa della Repubblica. Una repubblica sull'orlo del declino, sprofondata negli abissi dell'oceano di potere occulto che sta per sommergere ogni parvenza di libertà e legalità.
Festa di una Repubblica allo sfascio, dignità del tricolore calpestata dalla superbia di molti.
Una volta dire Sono Italiano poteva costarti la vita, oggi quella stessa frase ti autoclassifica come un mafioso, un puttaniere, un criminale, un approfittatore, un mariuolo appatentato, un evasore e ancora molto di più. E non diciamo stronzate, la colpa non è di Roberto Saviano o di Draquila se questi sono gli appellativi che ci spettano. La colpa non è nemmeno un'esclusiva del capo del Governo, ma della miriade di signori eruditi che si sono succeduti sulle poltrone dei salotti del potere, quelli che cantano l'inno di Mameli in pubblico (altri, in verità, lo sbeffeggiano persino in pubblico) e che si riuniscono in privato (perchè ormai le aule parlamentari sono "zona riservata") per trovare la maniera meno evidente di aggirare le norme costituzionali su cui poggia il nostro Paese per quei maledetti interessi privati. Oggi l'Italia non è più la Res publica, la cosa pubblica; è, semmai, il campo di battaglia su cui si fronteggiano gli interessi privati di uno o di quell'altro potente di turno.
Stiamo (stanno!) distruggendo il frutto delle lotte di migliaia di nostri antenati, uomini come Garibaldi, Mazzini, i fratelli Bandiera, che seppero mettere da parte le ambizioni e la brama per dare vita ad un sogno che era l'Italia, quella stessa Italia che oggi è tornata ad essere, dopo centocinquanta anni, l'utopia che i nostri padri erano riusciti a trasformare in realtà: un'Italia unita, libera, indipendente, giusta e nazionalista.
A migliaia morirono per questo Paese, oggi reso depravato, corrotto, vizioso, deviato dalla codardia degli uomini di potere.
Mi chiedo: oggigiorno, morirebbero a migliaia per questo Paese? se la risposta è negativa vuol dire che il sacrificio di tanti giovani, uomini e donne, di carbonari e garibaldini che nel 1860 combattevano per le strade della penisola è stato inutile, vano.
Molti miei coetanei non sanno neppure perchè oggi le scuole sono chiuse e nessuno glielo ha spiegato in questi giorni.
A me vengono i brividi e mi si chiude lo stomaco quando vedo sventolare il tricolore verde, bianco e rosso ed è per questo che non riesco ad accettare passivamente che pochi ripugnanti e vomitevoli individui trasformino l'Italia in un brandello di rottami e il popolo italiano in una massa robotizzata, ignorante e manipolabile. Non voglio che ricoprano la nostra patria di un manto spesso e scuro di nubi, io voglio che sull'Italia splenda sempre il sole.
A volte dico di vergognarmi di essere Italiana, ma non potrei mai, mai e poi mai provare vergogna per la madre terra che ci ha generato.
Mi vergogno di alcuni Italiani, mi fanno schifo quegli Italiani che calpestano ogni giorno la dignità di questo Paese e dei suoi abitanti e che ne umiliano e ne rendono vana la storia. Dopo centocinquanta anni mi sento legata a quei garibaldini e a quei mazziniani, che fecero vedere la luce a questa nazione, dall'amore forte, intangibile ed indistruttibile per l'Italia, un amore talmente forte per cui sarei disposta a dare la vita.
Buona festa della Repubblica italiani liberi e onesti!
Serena Verrecchia
sabato 30 gennaio 2010
A Paolo nel giorno del suo 70° compleanno
Voglio pubblicare anche sul mio blog la lettera che il 19 gennaio ho scritto a Paolo Borsellino, che è stata poi pubblicata anche sul sito www.19luglio1992.it
Io sono una di quelle persone che non potrà dire ai propri figli di essere vissuta al tempo di Paolo Borsellino perchè il 19 luglio del 1992 non ero ancora nata; sarei venuta al mondo solo dodici mesi e trenta giorni dopo. I poteri oscuri di questo Paese si sono innalzati a giudici, ma non a quelli come te, bensì a giudici universali: si sono arrogati il diritto di scegliere della tua vita e delle tua morte. Con la loro brutalità e spregiudicatezza assolute, ti hanno strappato dalle braccia della tua amata terra, nonchè dall'affetto e dal calore della tua famiglia, per cui io non ti ho mai conosciuto e ti confesso che non vorrei altro che una potente macchina del tempo che mi trasporti nel tuo ufficio, in modo tale che io possa abbracciarti e dirti finalmente grazie, in modo tale che io possa dirti quanto ti voglio bene e che avrei combattuto al tuo fianco sempre. Non li perdonerò mai per quello che ti hanno fatto, come non lo farà tanta gente. Non è stato Dio a decidere che era giunta la tua ora, nè il destino, nè il Fato, ma uomini, bestie. Non mi hanno mai parlato molto di te quando ero piccola. Mai una parola da parte dei miei maestri e professori, che hanno ritenuto sempre più importante e costruttivo imparare le tesi di questo o quel libro come pappagallini ammaestrati; mai una parola su di te da parte lorò nè di nessun altro. La prima persona che mi aprì uno spiraglio di luce nell'anima fu la mia fantastica mamma, che mi parlò, ma è poco ciò che mi ricordo, della tua storia e di quella di Giovanni; in seguito tua sorella Rita venne a parlare nella mia scuola, ad "illuminarmi d'immenso", per dirla con Ungaretti, con il racconto della tua vita e del tuo lavoro, ma ero piccola e poco mi rimase in mente di quell'incontro. Qualche anno dopo però, non saprei spiegarti neppure io come e quando precisamente, qualcuno, forse sempre il destino o Dio, decise di rinchiuderti nelle pareti del mio cuore e di gettarne le chiave. Una grossa parte di te è rimasta imprigionata lì, nel centro pulsante della mia vita, ed è destinata a rimanerci per sempre, anche quando questo fermandosi mi toglierà la vita, ricordandomi che sono solo una misera mortale.
Anche se non ho mai avuto l'onore di conoscerti, è come se sapessi tutto di te, come se non ci fossero tanti anni a separarci e sono convinta sempre più che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata. Hai rappresentato per me la bellezza che le stelle conferiscono al cielo scuro e hai illuminato il mio sentiero così come loro illuminano quello di tanti viaggiatori della notte. Hai presente i Cristiani dei primi secoli? Ecco, non ero mai riuscita a capire perchè alcuni di loro dedicassero tutta la vita a Dio e rimanevo sconcertata quando ascoltavo le storie del loro martirio. Mi chiedevo spesso: "Ma chi glielo ha fatto fare?!" ed ero dell'idea che la vita sia il bene più prezioso che ci è stato donato e che è da sciocchi non godersene appieno ogni singolo istante per difendere la fede o qualsiasi cosa le somigli. Poi però, quando tu e Giovanni Falcone siete miracolosamete entrati a far parte della mia esistenza, l'ho capito. L'essere venuta a conoscenza degli ideali e dei sogni che hanno animato le vostre vite, non mi ha fatto più ritenere S. Paolo, S. Stefano e gli altri martiri cristiani degli sciocchi, degli incoscienti, ma, improvvisamente, ho capito la bellezza e l'importanza di donare la propria vita a degli ideali e ho deciso anch'io di dedicare la mia al perseguimento dei tuoi ideali e al raggiungimento dei tuoi sogni. Non potrebbe essere altrimenti.
Caro Paolo, tu mi hai donato la cosa più bella del mondo, un ideale in cui credere e mi hai insegnato che per rincorrere un sogno bisogna avere coraggio. Mi hai donato la speranza, la forza ed una inesauribile voglia di cambiare le cose.
Quando però ho iniziato a muovere i primi passi in questa oscura realtà, quando ho iniziato ad intuire quale forza regola il nostro Paese, quelle speranza, quei sogni iniziavo pian piano a sentirli distanti; duravano giusto il tempo di scrutare l'orizzonte e rammentare i tuoi insegnamenti, per poi scomparire quando mi lasciavo convincere che non era tempo di pensare a come cambiare il mondo. E invece tu, un pò come ha fatto Dio che ci ha mandato Gesù Cristo, ci hai inviato il nostro "Salvatore", colui che ha riacceso la fiamma della speranza, che ha illuminato la mia strada con i tuoi ideali di giustizia e ha tirato giù l'àncora della mia barca che iniziava ad addentrarsi nelle onde scure. Tuo fratello Salvatore ha riacceso in me quella voglia di voler dare anche la vita per i tuoi nobili ideali. Ha trasformato la mia ingenuità, che la realtà odierna e la scuola stavano temprando a mestiere, in pura consapevolezza delle cose che accadono e sono accadute al momento della tua morte. Ha reso ancora più salde le mie convinzioni e mi ha fatto capire in maniera defiitiva che la mia ragione di vita è e resterà una sola, anche se dovesse cadere il mondo. Mi ha fatto capire che bisogna lottare, lottare e lottare ogni singolo istante della vita per difendere la Giustizia. La mia gratitudine nei confronti di Salvatore va oltre ogni limite anche lontanamente immaginabile. So che tu, di tanto in tanto, ti sporgi dalle nuvole a guardarlo con le sue, le tue, Agende Rosse e so che sei orgoglioso di lui. Figli di un'altra realtà, figli di un altro mondo sorretto da pilastri di coraggio, moralità, senso dello Stato e del dovere, amore per la patria, determinazione e forza e bontà d'animo, tu e tuo fratello avete dato un senso profondo alla mia esistenza, avete rappresentato la primavera nella mia anima e portato un vento nuovo. Con la mia famiglia, che per me è sacra, siete le persone più importanti della mia vita e vi voglio bene proprio come ad un familiare.
Caro Paolo, so che ci guardi da lassù, perciò sappi che cercherò di non deluderti mai e poi mai e ti giuro che non mi fermerò fino a quando ogni angolo di questo Paese non avrà sentito "quel fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità" Ti giuro che sarà così.
Caro Paolo, ti voglio un bene inimmaginabile, che solo a voler provare a descriverlo mi esploderebbe il cuore.
Non è venuta fuori una grandissima lettera, perchè le cose che vorrei dirti sono talmente tante che sarebbe impossibile racchiuderle in poche pagine e molto spesso faccio una confusione impressionante, ma magari stasera, alla luce delle stelle, verrò a risussurrartelo e a ricordarti, come sempre, che ti voglio un mondo di bene. Per sempre.
Buon compleanno Paolo,
tua affezionatissima Serena
mi manchi... E' sempre difficle iniziare una lettera, ma non ci sono parole migliori per esprimerti qualcosa. Quello che sto per scriverti è qualcosa che sento dal profondo dell'anima. Quando il tuo ricordo torna a farmi visita in maniera tanto forte, sento l'assoluta necessità di doverti parlare, ma ho paura che le mie parole sussurrate al vento vadano disperse, perciò ho deciso di scrivertele e, anche se non conosco l'indirizzo del Paradiso, spero che ti arrivino comunque.
Io sono una di quelle persone che non potrà dire ai propri figli di essere vissuta al tempo di Paolo Borsellino perchè il 19 luglio del 1992 non ero ancora nata; sarei venuta al mondo solo dodici mesi e trenta giorni dopo. I poteri oscuri di questo Paese si sono innalzati a giudici, ma non a quelli come te, bensì a giudici universali: si sono arrogati il diritto di scegliere della tua vita e delle tua morte. Con la loro brutalità e spregiudicatezza assolute, ti hanno strappato dalle braccia della tua amata terra, nonchè dall'affetto e dal calore della tua famiglia, per cui io non ti ho mai conosciuto e ti confesso che non vorrei altro che una potente macchina del tempo che mi trasporti nel tuo ufficio, in modo tale che io possa abbracciarti e dirti finalmente grazie, in modo tale che io possa dirti quanto ti voglio bene e che avrei combattuto al tuo fianco sempre. Non li perdonerò mai per quello che ti hanno fatto, come non lo farà tanta gente. Non è stato Dio a decidere che era giunta la tua ora, nè il destino, nè il Fato, ma uomini, bestie. Non mi hanno mai parlato molto di te quando ero piccola. Mai una parola da parte dei miei maestri e professori, che hanno ritenuto sempre più importante e costruttivo imparare le tesi di questo o quel libro come pappagallini ammaestrati; mai una parola su di te da parte lorò nè di nessun altro. La prima persona che mi aprì uno spiraglio di luce nell'anima fu la mia fantastica mamma, che mi parlò, ma è poco ciò che mi ricordo, della tua storia e di quella di Giovanni; in seguito tua sorella Rita venne a parlare nella mia scuola, ad "illuminarmi d'immenso", per dirla con Ungaretti, con il racconto della tua vita e del tuo lavoro, ma ero piccola e poco mi rimase in mente di quell'incontro. Qualche anno dopo però, non saprei spiegarti neppure io come e quando precisamente, qualcuno, forse sempre il destino o Dio, decise di rinchiuderti nelle pareti del mio cuore e di gettarne le chiave. Una grossa parte di te è rimasta imprigionata lì, nel centro pulsante della mia vita, ed è destinata a rimanerci per sempre, anche quando questo fermandosi mi toglierà la vita, ricordandomi che sono solo una misera mortale.
Anche se non ho mai avuto l'onore di conoscerti, è come se sapessi tutto di te, come se non ci fossero tanti anni a separarci e sono convinta sempre più che tu sia la cosa più bella che mi sia mai capitata. Hai rappresentato per me la bellezza che le stelle conferiscono al cielo scuro e hai illuminato il mio sentiero così come loro illuminano quello di tanti viaggiatori della notte. Hai presente i Cristiani dei primi secoli? Ecco, non ero mai riuscita a capire perchè alcuni di loro dedicassero tutta la vita a Dio e rimanevo sconcertata quando ascoltavo le storie del loro martirio. Mi chiedevo spesso: "Ma chi glielo ha fatto fare?!" ed ero dell'idea che la vita sia il bene più prezioso che ci è stato donato e che è da sciocchi non godersene appieno ogni singolo istante per difendere la fede o qualsiasi cosa le somigli. Poi però, quando tu e Giovanni Falcone siete miracolosamete entrati a far parte della mia esistenza, l'ho capito. L'essere venuta a conoscenza degli ideali e dei sogni che hanno animato le vostre vite, non mi ha fatto più ritenere S. Paolo, S. Stefano e gli altri martiri cristiani degli sciocchi, degli incoscienti, ma, improvvisamente, ho capito la bellezza e l'importanza di donare la propria vita a degli ideali e ho deciso anch'io di dedicare la mia al perseguimento dei tuoi ideali e al raggiungimento dei tuoi sogni. Non potrebbe essere altrimenti.
Caro Paolo, tu mi hai donato la cosa più bella del mondo, un ideale in cui credere e mi hai insegnato che per rincorrere un sogno bisogna avere coraggio. Mi hai donato la speranza, la forza ed una inesauribile voglia di cambiare le cose.
Quando però ho iniziato a muovere i primi passi in questa oscura realtà, quando ho iniziato ad intuire quale forza regola il nostro Paese, quelle speranza, quei sogni iniziavo pian piano a sentirli distanti; duravano giusto il tempo di scrutare l'orizzonte e rammentare i tuoi insegnamenti, per poi scomparire quando mi lasciavo convincere che non era tempo di pensare a come cambiare il mondo. E invece tu, un pò come ha fatto Dio che ci ha mandato Gesù Cristo, ci hai inviato il nostro "Salvatore", colui che ha riacceso la fiamma della speranza, che ha illuminato la mia strada con i tuoi ideali di giustizia e ha tirato giù l'àncora della mia barca che iniziava ad addentrarsi nelle onde scure. Tuo fratello Salvatore ha riacceso in me quella voglia di voler dare anche la vita per i tuoi nobili ideali. Ha trasformato la mia ingenuità, che la realtà odierna e la scuola stavano temprando a mestiere, in pura consapevolezza delle cose che accadono e sono accadute al momento della tua morte. Ha reso ancora più salde le mie convinzioni e mi ha fatto capire in maniera defiitiva che la mia ragione di vita è e resterà una sola, anche se dovesse cadere il mondo. Mi ha fatto capire che bisogna lottare, lottare e lottare ogni singolo istante della vita per difendere la Giustizia. La mia gratitudine nei confronti di Salvatore va oltre ogni limite anche lontanamente immaginabile. So che tu, di tanto in tanto, ti sporgi dalle nuvole a guardarlo con le sue, le tue, Agende Rosse e so che sei orgoglioso di lui. Figli di un'altra realtà, figli di un altro mondo sorretto da pilastri di coraggio, moralità, senso dello Stato e del dovere, amore per la patria, determinazione e forza e bontà d'animo, tu e tuo fratello avete dato un senso profondo alla mia esistenza, avete rappresentato la primavera nella mia anima e portato un vento nuovo. Con la mia famiglia, che per me è sacra, siete le persone più importanti della mia vita e vi voglio bene proprio come ad un familiare.
Caro Paolo, so che ci guardi da lassù, perciò sappi che cercherò di non deluderti mai e poi mai e ti giuro che non mi fermerò fino a quando ogni angolo di questo Paese non avrà sentito "quel fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità" Ti giuro che sarà così.
Caro Paolo, ti voglio un bene inimmaginabile, che solo a voler provare a descriverlo mi esploderebbe il cuore.
Non è venuta fuori una grandissima lettera, perchè le cose che vorrei dirti sono talmente tante che sarebbe impossibile racchiuderle in poche pagine e molto spesso faccio una confusione impressionante, ma magari stasera, alla luce delle stelle, verrò a risussurrartelo e a ricordarti, come sempre, che ti voglio un mondo di bene. Per sempre.
Buon compleanno Paolo,
tua affezionatissima Serena
domenica 3 gennaio 2010
Grasso e Ingroia sulla vicenda Graviano
Dal sito web www.19luglio1992.it
Riportiamo alcune dichiarazioni rese alla stampa dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia in merito alla vicenda Graviano:
Piero Grasso afferma che quella che ha negato un nuovo periodo di isolamento diurno a Giuseppe Graviano "è una pronuncia del giudice dell’esecuzione, sulla quale mi pare fuori luogo esercitarsi in dietrologie". Le due tesi (premio al suo silenzio o all'opposto prima concessione affinché dica la verita) sono "due ricostruzioni senza fondamento, perché la decisione non è stata presa dall’autorità politico-amministrativa che può muoversi su un piano discrezionale per un determinato obiettivo, né da un pubblico ministero che dovesse mirare ad altri risultati investigativi. I giudici della Corte d’assise d’appello non avevano altri fini che applicare la legge a quella determinata situazione, senza margini di discrezionalità. Dopo queste polemiche fondate sul nulla, qualunque cosa dovesse un giorno dire questa persona ci sarà chi metterà in dubbio la sua attendibilità, ripescando questi argomenti per delegittimare eventuali dichiarazioni."
Per Antonio Ingroia "qualsiasi attenuazione del 41 bis sarebbe negativa e potrebbe dare adito a retropensieri, ma non è questo il caso. Non c’è stato un intervento governativo, così come non c’è stato il parere favorevole di qualche Procura inquirente, e dunque mi sento di escludere finalità nascoste in un provvedimento che pare esclusivamente tecnico. In vicende come queste è bene tenere alta l’attenzione, ma bisogna anche che l’informazione sia il più corretta possibile. L’importante è che non sia stato toccato il 41 bis. Si può immaginare che in determinati casi il tetto di 3 anni all’isolamento diurno come quello attuale non sia sufficiente, e che ai giudici sia concessa l’opportunità di prolungarlo quando ricorrano alcuni requisiti, ma sarebbe una scelta politica che spetta al Parlamento, non ai magistrati".
Riportiamo alcune dichiarazioni rese alla stampa dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia in merito alla vicenda Graviano:
Piero Grasso afferma che quella che ha negato un nuovo periodo di isolamento diurno a Giuseppe Graviano "è una pronuncia del giudice dell’esecuzione, sulla quale mi pare fuori luogo esercitarsi in dietrologie". Le due tesi (premio al suo silenzio o all'opposto prima concessione affinché dica la verita) sono "due ricostruzioni senza fondamento, perché la decisione non è stata presa dall’autorità politico-amministrativa che può muoversi su un piano discrezionale per un determinato obiettivo, né da un pubblico ministero che dovesse mirare ad altri risultati investigativi. I giudici della Corte d’assise d’appello non avevano altri fini che applicare la legge a quella determinata situazione, senza margini di discrezionalità. Dopo queste polemiche fondate sul nulla, qualunque cosa dovesse un giorno dire questa persona ci sarà chi metterà in dubbio la sua attendibilità, ripescando questi argomenti per delegittimare eventuali dichiarazioni."
Per Antonio Ingroia "qualsiasi attenuazione del 41 bis sarebbe negativa e potrebbe dare adito a retropensieri, ma non è questo il caso. Non c’è stato un intervento governativo, così come non c’è stato il parere favorevole di qualche Procura inquirente, e dunque mi sento di escludere finalità nascoste in un provvedimento che pare esclusivamente tecnico. In vicende come queste è bene tenere alta l’attenzione, ma bisogna anche che l’informazione sia il più corretta possibile. L’importante è che non sia stato toccato il 41 bis. Si può immaginare che in determinati casi il tetto di 3 anni all’isolamento diurno come quello attuale non sia sufficiente, e che ai giudici sia concessa l’opportunità di prolungarlo quando ricorrano alcuni requisiti, ma sarebbe una scelta politica che spetta al Parlamento, non ai magistrati".
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sabato 2 gennaio 2010
Dono di Natale per Giuseppe Graviano: revocato l'isolamento diurno
Ieri, tanto per iniziare bene l'anno, mi è arrivato un messaggio sul cellulare dove c'era scritto che a Giuseppe Graviano, capo mafioso assassino, è stato revocato il 41bis.
Per chi non lo conoscesse, Giuseppe Graviano è un boss di un certo spessore che, secondo le parole del pentito Gaspare Spatuzza, concluse degli affari o trattative con Marcello Dell'Utri (senatore Pdl condannato in primo grado a nove anni per favoreggiamento) e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Filippo Graviano, fratello del boss, ha smentito le parole di Spatuzza, mentre Giuseppe si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ora gli hanno tolto l'isolamento diurno ed io, forse perchè sto iniziando a capire davvero come funzionano le cose in questo Paese, non solo la trovo una cosa ingiusta, ma vedo addirittura oscuri collegamenti...
Riporto l'articolo di Monica Centofante sul sito http://www.19luglio1992.it/ :
La richiesta risale allo scorso settembre, ma è stata accolta soltanto in questi giorni, in singolare sintonia con il clima natalizio: il boss stragista Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis, ha ricevuto in dono la revoca dell'isolamento diurno.
Deciso dalla Corte d'assise d'appello di Palermo dopo il ricorso presentato dal legale del capomafia, Gaetano Giacobbe, in seguito alla notifica di un nuovo periodo di detenzione speciale collegato al passaggio in giudicato di due ergastoli inflitti nell'ambito dei processi “Tempesta” e “per le stragi del '92”. I giudici, in poche parole, hanno stabilito che per i reati commessi nel periodo precedente all'arresto il massimo dell'isolamento diurno era da fissare in tre anni, e che tali tre anni sono stati già scontati nel corso dei sedici passati in carcere.
Ora il capomafia di Brancaccio è tornato quindi alla “vita comune”. E all'interno del carcere di Milano-Opera, dove è recluso, può “socializzare” con i detenuti non condannati per mafia, trascorrere l'ora d'aria e pranzare in compagnia.
Un allentamento che avrà in parte quietato l'animo agitato del boss, che soltanto due settimane prima, in diretta nazionale, aveva lamentato uno stato di salute precario dovuto proprio alle restrizioni carcerarie. E curiosamente, come nella più classica delle tradizioni natalizie, aveva affidato le sue richieste ad una lettera.
L'occasione, si ricorderà, era stata l'udienza dell'11 dicembre scorso al processo contro il senatore Marcello Dell'Utri, dove Graviano, insieme al fratello Filippo, era stato chiamato a confermare o smentire le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Che ripercorrendo gli anni delle stragi aveva raccontato di una “trattativa” in corso tra i boss di Brancaccio e pezzi delle istituzioni identificate dallo stesso Giuseppe Graviano in Silvio Berlusconi e nel “paesano nostro” Marcello Dell'Utri.
La trattativa, aveva spiegato, sarebbe proseguita anche negli anni successivi e almeno fino al 2004 quando all'interno del carcere di Tolmezzo Filippo Graviano gli aveva rivelato: “Dobbiamo far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove arrivare è bene che anche noi cominciamo a trattare con i magistrati”.
Il progetto, però, era stato momentaneamente accantonato quando il senatore Dell'Utri, condannato in primo grado a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, al Corriere della Sera aveva dichiarato che nonostante i suoi guai giudiziari “fino alla fine avrebbe mantenuto gli impegni presi con gli elettori”. Una dichiarazione che in quel mondo di codici e messaggi che è Cosa Nostra era suonata come una rassicurazione: Dell'Utri, ha spiegato ai magistrati Spatuzza, solitamente non è una figura di “prima linea, ma marginale”, “quindi io che sto leggendo quell'articolo e so tutto che c'è dietro, quindi a 'sto punto, con quell'articolo si sta rivolgendo con me”.
Nel corso dell'anomala udienza dell'11 dicembre, seguita agli altrettanto anomali confronti, i fratelli Graviano quelle dichiarazioni non le avevano ovviamente confermate. Ma il loro atteggiamento “affettuoso” nei confronti del pentito non era passato inosservato: niente accuse di infamità, nessuna presa di distanza, ma tanto rispetto nei confronti della scelta del “figlioccio” di passare dalla parte della Giustizia. E quella frase pronunciata da Filippo Graviano, che pur smentendo i fatti specifici raccontati da Spatuzza in riferimento al colloquio nel carcere di Tolmezzo aveva dichiarato: “Non ti dico che stai mentendo”.
Per quella stessa udienza, alla quale era presente l'imputato Dell'Utri, Giuseppe Graviano aveva preparato una lettera nella quale elencava il suo precario stato di salute dovuto ai “16 anni di detenzione al 41bis” e ai “più di 10 di isolamento”. E un messaggio a buon intenditor: “Sarà mio dovere quando il mio stato di salute lo permetterà di informare l'Illustrissima Corte d'Appello per rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”.
Forse qualcuno quel messaggio lo ha raccolto e il dono di Natale potrebbe essere la prima risposta.
Monica Centofante da Antimafiaduemila
Per chi non lo conoscesse, Giuseppe Graviano è un boss di un certo spessore che, secondo le parole del pentito Gaspare Spatuzza, concluse degli affari o trattative con Marcello Dell'Utri (senatore Pdl condannato in primo grado a nove anni per favoreggiamento) e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Filippo Graviano, fratello del boss, ha smentito le parole di Spatuzza, mentre Giuseppe si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ora gli hanno tolto l'isolamento diurno ed io, forse perchè sto iniziando a capire davvero come funzionano le cose in questo Paese, non solo la trovo una cosa ingiusta, ma vedo addirittura oscuri collegamenti...
Riporto l'articolo di Monica Centofante sul sito http://www.19luglio1992.it/ :
La richiesta risale allo scorso settembre, ma è stata accolta soltanto in questi giorni, in singolare sintonia con il clima natalizio: il boss stragista Giuseppe Graviano, detenuto al 41 bis, ha ricevuto in dono la revoca dell'isolamento diurno.
Deciso dalla Corte d'assise d'appello di Palermo dopo il ricorso presentato dal legale del capomafia, Gaetano Giacobbe, in seguito alla notifica di un nuovo periodo di detenzione speciale collegato al passaggio in giudicato di due ergastoli inflitti nell'ambito dei processi “Tempesta” e “per le stragi del '92”. I giudici, in poche parole, hanno stabilito che per i reati commessi nel periodo precedente all'arresto il massimo dell'isolamento diurno era da fissare in tre anni, e che tali tre anni sono stati già scontati nel corso dei sedici passati in carcere.
Ora il capomafia di Brancaccio è tornato quindi alla “vita comune”. E all'interno del carcere di Milano-Opera, dove è recluso, può “socializzare” con i detenuti non condannati per mafia, trascorrere l'ora d'aria e pranzare in compagnia.
Un allentamento che avrà in parte quietato l'animo agitato del boss, che soltanto due settimane prima, in diretta nazionale, aveva lamentato uno stato di salute precario dovuto proprio alle restrizioni carcerarie. E curiosamente, come nella più classica delle tradizioni natalizie, aveva affidato le sue richieste ad una lettera.
L'occasione, si ricorderà, era stata l'udienza dell'11 dicembre scorso al processo contro il senatore Marcello Dell'Utri, dove Graviano, insieme al fratello Filippo, era stato chiamato a confermare o smentire le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Che ripercorrendo gli anni delle stragi aveva raccontato di una “trattativa” in corso tra i boss di Brancaccio e pezzi delle istituzioni identificate dallo stesso Giuseppe Graviano in Silvio Berlusconi e nel “paesano nostro” Marcello Dell'Utri.
La trattativa, aveva spiegato, sarebbe proseguita anche negli anni successivi e almeno fino al 2004 quando all'interno del carcere di Tolmezzo Filippo Graviano gli aveva rivelato: “Dobbiamo far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove arrivare è bene che anche noi cominciamo a trattare con i magistrati”.
Il progetto, però, era stato momentaneamente accantonato quando il senatore Dell'Utri, condannato in primo grado a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, al Corriere della Sera aveva dichiarato che nonostante i suoi guai giudiziari “fino alla fine avrebbe mantenuto gli impegni presi con gli elettori”. Una dichiarazione che in quel mondo di codici e messaggi che è Cosa Nostra era suonata come una rassicurazione: Dell'Utri, ha spiegato ai magistrati Spatuzza, solitamente non è una figura di “prima linea, ma marginale”, “quindi io che sto leggendo quell'articolo e so tutto che c'è dietro, quindi a 'sto punto, con quell'articolo si sta rivolgendo con me”.
Nel corso dell'anomala udienza dell'11 dicembre, seguita agli altrettanto anomali confronti, i fratelli Graviano quelle dichiarazioni non le avevano ovviamente confermate. Ma il loro atteggiamento “affettuoso” nei confronti del pentito non era passato inosservato: niente accuse di infamità, nessuna presa di distanza, ma tanto rispetto nei confronti della scelta del “figlioccio” di passare dalla parte della Giustizia. E quella frase pronunciata da Filippo Graviano, che pur smentendo i fatti specifici raccontati da Spatuzza in riferimento al colloquio nel carcere di Tolmezzo aveva dichiarato: “Non ti dico che stai mentendo”.
Per quella stessa udienza, alla quale era presente l'imputato Dell'Utri, Giuseppe Graviano aveva preparato una lettera nella quale elencava il suo precario stato di salute dovuto ai “16 anni di detenzione al 41bis” e ai “più di 10 di isolamento”. E un messaggio a buon intenditor: “Sarà mio dovere quando il mio stato di salute lo permetterà di informare l'Illustrissima Corte d'Appello per rispondere a tutte le domande che mi verranno poste”.
Forse qualcuno quel messaggio lo ha raccolto e il dono di Natale potrebbe essere la prima risposta.
Monica Centofante da Antimafiaduemila
Serena Verrecchia
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